(UNWEB)– Perugia, – Le immagini che arrivano dalla Sicilia, colpita duramente da frane e smottamenti, non sono solo l'ennesimo bollettino di una tragedia annunciata, ma il simbolo di un fallimento politico che ha nomi e cognomi. Come denunciato dall'Ordine regionale dei geologi di Sicilia, la frana di Niscemi non è stato un evento eccezionale, ma un fenomeno inserito in un contesto geologico già noto e documentato.
Mentre il territorio crolla, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni continua a definire le politiche ambientali dell'Europa come "follie verdi" o "ottusità ideologica", sostenendo che la transizione ecologica metterebbe in ginocchio le nostre industrie. Questa narrazione negazionista, usata per frenare il Green Deal, ignora la realtà dei fatti: la tutela ambientale non è un "costo" insostenibile, ma l'unico investimento sensato per la nostra economia.
Nel parere sul nuovo Environmental Implementation Review che stiamo redigendo per conto del Comitato delle Regioni abbiamo messo nero su bianco che la mancata o ritardata attuazione delle norme ambientali costa all'UE circa 180 miliardi di euro l'anno, mentre l'investimento necessario per attuare pienamente le norme è stimato in 122 miliardi. In termini semplici: attuare le norme conviene. Ogni euro non speso oggi in prevenzione genera un debito ambientale ed economico di 1,5 euro che le future generazioni dovranno ripagare, senza contare il peso incalcolabile dei danni morali di chi perde la casa e i propri ricordi. Questi costi non sono astratti: si traducono in spese sanitarie per malattie respiratorie e oncologiche, in giornate lavorative perse, in danni agli ecosistemi che sostengono l'agricoltura e in costi di bonifica che gravano sui bilanci pubblici. Ogni ritardo nelle politiche verdi rappresenti un debito economico insostenibile per le future generazioni.
Persino l'Assemblea regionale siciliana, di fronte alla drammatica situazione del territorio colpito dalle frane, ha votato per sottrarre fondi al Ponte sullo Stretto per destinarli contro il dissesto idrogeologico. Una scelta di buonsenso che si scontra con un Governo centrale che, invece di favorire il governo del territorio, impugna le leggi regionali come accaduto con la nostra legge regionale sulle aree idonee per le energie rinnovabili e accentra le decisioni con leggi come il Decreto Transizione 5.0 che cancella la possibilità per le Regioni di individuare le aree non idonee, aprendo la strada a impianti sovradimensionati e speculativi.
In Umbria stiamo cercando di invertire questa rotta, superando la logica dell'emergenza. Abbiamo approvato un piano pluriennale da oltre 12,4 milioni di euro per la messa in sicurezza e la prevenzione del rischio idrogeologico e idraulico. La transizione energetica e la difesa del suolo si attuano con la logica del governo del territorio, non con gli slogan ideologici di chi, per difendere interessi di parte, condanna l'Italia all'insicurezza permanente.


